Hachiko: la storia del cane più fedele del Giappone

C’è una storia che ti voglio raccontare prima di parlarti della stazione di Shibuya, dell’incrocio più fotografato del mondo e di tutto il resto. È la storia di un cane che ha aspettato. Per quasi dieci anni, ogni giorno alla stessa ora, nello stesso posto. E che non ha smesso di aspettare nemmeno quando era chiaro che non c’era più niente da aspettare. Si chiamava Hachiko (ハチ公), ed è diventato il simbolo giapponese della fedeltà.

Statua di Hachiko a Shibuya

Chi era Hachiko

Hachiko era un Akita (秋田犬), una delle razze canine più antiche del Giappone: cani grandi, robusti, dal carattere fiero e riservato. Nato nel 1923, viveva a Tokyo con il suo padrone, il professor Ueno Hidesaburo (上野英三郎), docente all’Università Imperiale. Ogni mattina Hachiko accompagnava Ueno alla stazione di Shibuya. Ogni pomeriggio tornava ad aspettarlo all’uscita, all’ora precisa in cui il treno rientrava. Era una routine, semplice e quotidiana – come succede in tutte le famiglie con un cane.

Il 21 maggio 1925 il professor Ueno ebbe un attacco cardiaco sul posto di lavoro e non tornò mai più a casa. Hachiko aveva due anni.

L’attesa: quasi dieci anni alla stazione di Shibuya

Quello che successe dopo è rimasto nella memoria collettiva del Giappone. Hachiko non smise di andare alla stazione. Ogni giorno, alla stessa ora in cui il treno del professor Ueno sarebbe dovuto arrivare, si presentava all’uscita della stazione di Shibuya e aspettava. Non importava il freddo, la pioggia, il caldo di agosto. Era lì.

I venditori ambulanti intorno alla stazione cominciarono a notarlo, poi a conoscerlo, poi ad affezionarsi. Gli portavano qualcosa da mangiare, lo riprendevano la notte. Nel 1932 un giornalista scrisse un articolo su di lui, e Hachiko diventò famoso in tutto il paese. La gente veniva apposta a Shibuya per vederlo. L’imperatore stesso rimase colpito dalla storia.

Hachiko morì l’8 marzo 1935, all’età di dodici anni. Lo trovarono sulla strada vicino alla stazione. L’imperatore proclamò un giorno di lutto nazionale.

Curiosità: dopo la morte di Hachiko, la sua salma fu imbalsamata e oggi è esposta al Museo Nazionale di Scienze Naturali di Ueno, a Tokyo – in quella zona della città che porta il nome del suo padrone. Ogni anno, l’8 marzo, alla stazione di Shibuya si tiene una cerimonia commemorativa in suo onore.

La razza Akita: perché Hachiko era così speciale

L’Akita non è un cane qualsiasi. È una razza antica, selezionata per secoli nella prefettura di Akita nel nord del Giappone, e considerata patrimonio nazionale dal governo giapponese dal 1931. Sono cani dall’indole indipendente, non particolarmente espansivi con gli estranei, ma profondamente legati al loro padrone di riferimento. La lealtà di Hachiko, in altre parole, non era una coincidenza – era nella sua natura.

Oggi l’Akita è diffuso in tutto il mondo, anche grazie proprio alla storia di Hachiko. In Italia si vedono ancora poco, ma chi ne ha uno sa che il legame che si crea è difficile da descrivere a chi non l’ha vissuto.

La statua di Hachiko a Shibuya: dove vederla

La prima statua fu eretta nel 1934, ancora in vita di Hachiko – una rarità. Fu fusa durante la Seconda Guerra Mondiale per ricavarne metallo. La statua attuale, realizzata dal figlio dello scultore originale, fu inaugurata nel 1948 e da allora non si è mai mossa.

Uscendo dalla stazione di Shibuya, cerca l’uscita Hachiko – sì, le hanno dato il suo nome. Volta a sinistra appena esci e la trovi a pochi metri. Il problema non è trovarla: è riuscire a vederla. C’è sempre gente intorno, turisti che si fanno foto, coppie che si danno appuntamento lì. “Ci vediamo da Hachiko” è uno dei modi più comuni per fissare un incontro a Shibuya.

Io ci sono andato un martedì mattina presto, quasi per caso, e ho trovato pochissime persone. Quella quiete inaspettata ha reso tutto diverso – mi sono fermato un po’ più del previsto, a guardarlo.

Hachiko nella cultura giapponese e globale

In Giappone la storia di Hachiko viene insegnata a scuola. Rappresenta i valori di fedeltà e lealtà (忠義, chūgi) che nella cultura giapponese hanno un peso specifico diverso rispetto a quello che gli attribuiamo in occidente. Non è solo una storia commovente – è un esempio da seguire.

Nel 1987 ne è stato fatto un film giapponese, “Hachiko Monogatari”, che ha fatto piangere intere generazioni. Nel 2009 Hollywood ha prodotto il remake “Hachi – A Dog’s Tale”, con Richard Gere nel ruolo del professore – ambientato negli Stati Uniti ma fedele alla storia originale. Se non l’hai visto e hai un cane, tieniti i fazzoletti a portata di mano.

Come arrivare alla statua di Hachiko

La stazione di Shibuya è uno degli snodi principali di Tokyo. Ci arrivano la linea JR Yamanote (quella circolare verde che collega tutte le zone principali), le linee Tokyu, Keio e la metro Fukutoshin. Per orientarti meglio tra linee e biglietti, leggi la guida a come muoversi in Giappone.

Una volta in stazione, segui i cartelli per l’uscita Hachiko (ハチ公口). La statua è a meno di 50 metri dall’uscita, a sinistra. Non puoi perderla – segui gli sguardi degli altri turisti.

Il momento migliore per vederla senza troppa folla è la mattina presto, prima delle 9, oppure nei giorni feriali in orari non di punta. La sera è la situazione opposta: piena di gente, ma ha un’atmosfera tutta sua con le luci di Shibuya sullo sfondo.

Vale la pena fermarsi?

La statua in sé è piccola – molto più piccola di quanto immagini vedendola nelle foto. Non è una delle attrazioni “wow” di Tokyo nel senso visivo del termine. Ma se conosci la storia, se ci pensi mentre sei lì davanti, il significato cambia completamente. È una di quelle cose che ti restano.

Sei già a Shibuya per l’incrocio, per i negozi, per il quartiere – aggiungi cinque minuti per Hachiko. Torna alla stazione dall’uscita giusta, guarda quella statua consumata dalle carezze di milioni di mani, e pensa a un cane che ha aspettato per quasi dieci anni. Non te ne pentirai.

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